Storie Di Noi N.18

“Era da un po’ che ti guardavo da quell’angolo in penombra, dietro il bancone del Pub. Avevi l’aria triste e le lacrime agli occhi. Il trucco era sbavato, il mascara colato, con un rossetto irregolare ai bordi delle labbra, di colore rosso fragola. Hai acceso una sigaretta, accavallato le gambe, e indossato gli occhiali da sole per coprire la vergogna di quella commozione. Non amavi mostrare le tue emozioni, ti piaceva sembrare indistruttibile, salda, quando invece, il mondo ti tremava dentro.

Aspettavi degli amici al solito tavolo, il n.33, che di consuetudine prenotavi per le sette e mezzo di sera. La compagnia era sempre quella: una combriccola di insolenti viziati, figli di papà, nobili ed ereditieri. Dei veri e propri tirchi dal braccino corto, che non offrivano una sola birra. Amavano solo riderti in faccia, facendo battutine di cattivo gusto.

Volevi qualcuno al tuo fianco, delle presenze capaci di darti quel calore che ti era da sempre mancato. Presenze che si spacciavano persone, ma che di anima non ne avevano neanche un grammo. In effetti, non sei mai stata brava a capire la gente. Per te erano tutti bravi, onesti, amicizie vere e fedeli e mentre portavi avanti la tua testardaggine, ecco che lo scenario alle tue spalle cambiava. Era una compagnia di sbruffoni e incuriositi, dal bicchierino facile, una cerchia di conoscenze dai tanti sotterfugi.

Come Elisa, la tua amica d’infanzia, che di te non gli era mai importato nulla, se non di sputtanarti di fronte a ogni uomo che ti volesse offrire un drink. Inventava frottole sul tuo conto, e creava passaparola a non finire. Tutto tranne che esserti fedele. Rideva a squarcia gola, per qualcosa che nemmeno sapevi. Le bastava farti bere Tequila per qualche ora, per dare spettacolo su di te. Ma l’odio che provavi verso te stessa, Elisa lo conosceva bene. Usava l’insofferenza che provavi, per inscenare situazioni imbarazzanti. Come quella sera, alla festa di compleanno, che ti prese la borsetta, per vedere cosa tenevi. La svuotò totalmente davanti al barman, mostrando le chiavi di casa, gli assorbenti, e tutti gli effetti personali, inclusi passaporto e carte di credito.
Le piaceva provocarti, assistere ad ogni tua reazione. Ma tu la contraccambiavi con sguardi vuoti, paralizzati e poco coscienti.

Fino a quando un giorno, presi in mano la situazione e venni in soccorso. Non potevo permetterle tutto. Avevo chiuso molti occhi per non sembrare invadente e mi accontentavo di guardarti da lontano, dal solito punto. D’altro canto, non ti sono mai piaciuto. Mi chiamavi ” il gatto nero” per l’abbigliamento scuro e monocromatico, che abitualmente indossavo. La mia eleganza la traducevi in scaramanzia e l’educazione in sfiga. Tutto ciò ti attraeva, lo sentivo, ma conoscevo il tuo orgoglio, e non mi aspettavo niente.

Se solo sapessi quante volte avrei voluto portarti via da lì, e baciarti nei corridoi del locale. Prenderti per mano, con una scusa, e toglierti il fiato davanti all’insegna del Pub. Mi piacerebbe sapere che gusto hai. Fermarti il tremore del corpo e proteggerti da te stessa. Continuare a baciarti fino a premere il cuore contro il tuo petto, e farti sentire il suo battito veloce. E poi amarti, amarti sul serio, come da sempre sognavi, senza mai dirmelo.”

Storie di Noi by Luce Argentea

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