Life

L’isolamento forzato ci induce a riflettere. Apre le pagine di una vita sbadata, viziosa e arenata. Una vita presa alla leggera, aspirata da egoiche distrazioni, dove le crepe non sono altro che autostrade in cui schiantarsi.

Nell’isolamento, emergono le magagne sabotate dal lusso e la ferocia di un vuoto zoppicante. Tenebre spesse, che fagocitano tutto il disgusto sommerso.

La superficialità si paga sempre. Come si paga la sua assurda contemplazione. Sembra che ci tenga in piedi, ma poi il ticchettìo del tempo si fa talmente sottile da dannare chiunque.

La cosa grave non è la solitudine o il sacrificio imposto, ma il muro di un pianto surreale, che permane senza fluire. Vecchio, logoro e forato da blasfemie indicibili. Una denuncia senza pentimento che si fossilizza negli anni più produttivi, freschi, dove l’intelletto non è completamente saturo ma necessita di una struttura arricchente per poter evolvere.

Anni incisivi, dove le parole cercano un significato compatto e delineato malgrado siano costantemente esposte a contagi esterni. Sono passaggi di centratura personale, in cui la verità campeggia in noi, ma non sa abitarci. Troppo corrosa da incuria, cupidigia e follia smisurata.

Questa barriera non si abbatte biasimandola. I suoi mattoni sono duri come la testa di chi l’ha edificata. È un limite che gira su se stesso quanto un pazzo in manicomio: chiuso, angusto e senza luce.

La vera strada sta nel costruirne una uguale, nemica della prima, così potente da cancellare i suoi contorni e l’intera genealogia.

Life by Luce Argentea

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