MySelf

Mi chiamo Sophie e vengo da un pianeta distante anni luce. Un mondo che non puoi raggiungere se non ci abiti davvero.

Nessuno lo capisce, o quasi. Sul mio asse c’è poco spazio per girare e alcune meteore adombrano la mia orbita. Minano la superficie, attratte forse dal centro che mi gravita.

Il mio mondo è sbieco e a tratti paradossale. Ama l’eclissi: quel faccia a faccia con realtà aderenti, che si compenetrano a vicenda. Respinge circostanze anonime dove non c’è un’alba che lo riscaldi.

Sono un mondo che accetta il suo scadere e rinasce in altre epoche. Sposto la traiettoria prima che il cosmo mi risucchi.

Perchè il buio è un padrone che ci rende schiavi. Galoppa nel vuoto, si divide in gallerie, senza una meta precisa. Mangia il buono e il cattivo, l’utile e l’insignificante. La sua presenza vaga nel pericolo di confondere le parti, poichè in costante ricerca di una cavità che lo riempa.

Ma il mio pianeta sa difendersi dai suoi inganni. È una diga che raggruppa affetti e non si prosciuga mai.

Dove vivo io, c’è fame di stupore, di aurore boreali. C’è voglia di brillare dentro un tendone di stelle e non importa per quanti chilometri si estenda o il numero di punti in cui si è liso.

Si ripara gradualmente, fra incendi e terremoti. Vive anche se spento. Bacia terre desolate, invase dal delirio e risorge giovane, ghiacciaio dopo ghiacciaio.

Myself by Luce Argentea

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