Gli Anni Più Belli

Sto cambiando. Me ne accorgo dal distacco con cui sfoglio l’album di foto. Non per mancanza di sentimento, ma per il trasporto diverso che provo. La commozione di allora, é diventata rassegnazione. Ho finito le lacrime e non desidero farne scorrere altre. Accetto i cambiamenti, le svolte e gli arrivederci. Anche quando il dolore commette furti. Sono adulta e vaccinata, non più una bambina. Eppure certi ricordi mi scuotono ancora.

Vedo i miei nonni e le persone svanite veloci come un flash. I cugini d’infanzia e le mie origini bergamasche. Il nostro è un sangue sempre in bollore, ma con l’onestà messa al primo posto. Continuo a guardarle e penso a quanto fosse bello il paradiso dell’innocenza. La tenerezza fatta di dolciumi e carezze sul divano. I pomeriggi liberi guardando Mila & Shiro alla tv e l’improvvisa voglia di inseguire un ideale e giocare a pallavolo. Vedo la mia adolescenza su di una carta patinata, mischiata ad altre ingenuità. Quella ragazza originale, dalla postura un po’ incerta, con i capelli lunghi e neri come la notte. Un viso lunare e uno sguardo arioso tipico di chi non ama farsi fotografare.

Mano mano che scorrono le pagine, rivivo quei brividi dimenticati. Il cuore che batteva veloce per una dedica lasciata sotto al banco di scuola. Il tocco del primo amore e delle prime lusinghe. La campanella a fine ricreazione e il mal di pancia provato stando di fronte alla lavagna, – nome e cognome pronunciati ad alta voce e l’insegnante pronto ad interrogarmi – .
I miei compagni di classe erano soliti a preparare bigini prima di un esame. Si inchiostravano le mani con tappeti di parole. Vere pergamene, fatte di pelle, che riempivano palmi e braccia.

Poi c’era l’ora di musica. Mi sembra ieri che recitai in “Grease”. Il palco sopra cui interpretai Sandy e lo strazio di quel brano. Una solista quindicenne, che teneva stretto il suo microfono e molto folle nel suo coraggio. Tremavo come una foglia, ma l’adrenalina ammorbidì la voce. Non mi importava più di niente, volevo solo cantare e coinvolgere l’intero pubblico.

Adesso sento tutto lontano e mi rammarico per questo. Guardandomi indietro capisco quanta strada ho percorso e quanta ancora mi resta da fare. Lo so. Io sono così. La nostalgia mi attanaglia anche a distanza di tempo. Ho un carattere sensibile e soffro se una atmosfera non si rigenera più. Sarà la crescita interiore che cambia la percezione delle cose o forse le energie assumono altre forme.

Purtroppo, nella vita, tutto è dettato dall’umore, dall’anno e dalle persone con cui vengono condivise. Alcune emozioni si provano in determinati momenti. Hanno limiti prestabiliti e l’eternità non fa parte della loro genetica, poiché istantanee e fugaci.

Ma non nascondo il fatto, che vorrei risalire su quel palco e sentire di nuovo l’applauso. Sedermi vicino ad un compagno e uscire dall’aula, ancora insieme. Vorrei rileggere quel biglietto d’amore per riscrivere la medesima risposta. Vorrei salutare il mio maestro e dirgli grazie, perché quella tensione in fin dei conti mi ha fatto bene.

E poi, imparare a godermi ogni istante, perchè del domani non si ha certezza. Il giorno si muove e si sposta in base al nostro vivere. Le storie evolvono e non tornano mai come prima.

Gli attimi sono attimi, piccoli frammenti di vita allergici ai clonaggi.

Luce Argentea

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