Myself

I miei due amori musicali.

Due personalità intense, struggenti, che mi accompagnano da quando sono piccola. Avevo poco più di 12 anni, mi affacciavo alla pubertà, un periodo incandescente, ostico, dove impari cosa significhi darsi agli altri, soffrire e diventare grande.
Un fase di vita dove inizi i primi approcci con il mondo adulto e con coloro che il mondo lo conoscono per davvero.

I Coldplay hanno una storia particolare. Li ho conosciuti durante una estate, a Bergamo, a casa di mio nonno. Tenevo in mano un walkman della Sony, rotondo e color argento. Ricordo la compagnia che mi fece e il bisogno di isolarmi per un attimo, insieme alle note che piano piano, mi portavano via.
Quante canzoni ho ascoltato con lui e quante immagini catalizzate in brevi e infiniti secondi.

Ogni tanto lo guardo ancora, sorridendo e penso alle emozioni che mi ha inciso dentro. Lo conservo in un cassetto, perchè non potrei mai liberarmene.

“Trouble” fu fenomenale. Un vero colpo di fulmine. Di norma non piango mai, ma con quella traccia, trattenere le lacrime è dura. Pure per una come me, che resiste alla commozione per paura di ferirsi. È come ammettere di avere perso, nei confronti di qualcosa che non sai più gestire. E poi si fa avanti e diventa immenso.

Sarà il pathos, la melodia o la sua voce così sensuale, a farmi questo. Non saprei dire. Sta di fatto che ancora adesso, dopo tanti anni, quella canzone mi fa male. Ma è un male impresso nel bene. Mi solleva dall’ambiguità, anche in mezzo alla polvere. Una colonna sonora che mi scuote, oggi come allora.

Vogliamo parlare di Richard Ashcroft? La sua famosa band The Verve, dalla timbrica pazzesca. Davvero magnifico. Brucia l’aria e smuove ombre. Ha un fascino particolare, poco umano o meglio dire di altre dimensioni. “Bitter sweet simphony” è proprio la mia canzone. Una sinfonia che porta a meditare sugli aspetti della società, sull’importanza di essere qualcuno di diverso, non riconducibile. Qualcuno che non insegue nessun altro all’infuori di se stesso. Un messaggio illuminante, potente, che vale la pena inseguire.

Questi brani faranno parte di me, per sempre. Lo sono adesso e lo saranno nei giorni futuri. Sono state fonte d’ispirazione in frangenti silenti, in cui l’arte sembrava scivolarmi dalle dita.

Se anche voi siete rimasti intrappolati dalla melanconia, allora mettetevi le cuffiette e accendete la musica che sta nel cuore. Rintracciate il suono che vi porta in paradiso e ringraziatelo per questo.

E oggi, il mio paradiso è “Everyday Life” di Chris Martin.

Myself by Luce Argentea

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