Che Ne Sarà Di Noi

Mi riesce difficile comprendere il linguaggio dei giovani. L’infame pretesa di ottenere tutto schiacciando affetti e di blindare oneri pur di non dover crescere. Partono col presupposto di aver diritto al perdono, alla commiserazione cieca e sorda oramai insita nella marmaglia.

Di rado sottostanno alle regole, poichè ricattano con il broncio, il muso lungo che arriva a terra, i pugni picchiati sul tavolo e le porte sbattute dopo un dissenso.
I giovani sanno come ottenere ragione, ma non come meritarsela. Inscenano tragedie per indebolire la psiche di coloro che li allevano, che provano un amore smisurato o addirittura morboso. Così facendo, la partita è sempre vinta e l’insegnamento evapora insieme alle debolezze.

Fare pena è il loro unico obiettivo, poichè il senso di pietà traina l’oggetto desiderato verso sè, senza subire una perdita. Usano l’arroganza per costellare di dubbi anche i cervelli più lucidi. Calcano la mano su una idea distorta, ovvero che nel chiedere non ci sia niente di sbagliato e sostengono tale causa, comparandosi ai coetanei, mettendo in parallelo le loro vite.
Vogliono per forza apparire sfigati, emarginati, martiri di un periodo storico spudorato ed esigente, addossando disagi sopra spalle adulte, affaticate, senza pensare da quali guerre sono fuggite.

Si dovrebbe avviare una campagna di sensibilizzazione in tal senso. Obbligare i giovani a guardarsi intorno, a divenire introspettivi e maggiormente sensibili. Ricalibrargli il senno, sbloccargli l’umiltà, disseppellendo ogni forma di rispetto.
Ci vorrebbe qualcuno disposto a spiegare cosa racchiude una negazione, come mai la vita ci induce ad aspettare. Perchè esiste il dolore e quali strumenti abbiamo per uscirne indenni.

Basterebbe una dritta, un suggerimento puntuale, fatto al momento giusto, affinchè spianino le pieghe dell’esistenza.

Purtroppo non basta essere buoni se alla base non c’è intelligenza del vivere. Anche i tonti, seppur puri di cuore, possono commettere l’irreparabile e aprire voragini di guai seri. Non basta essere sornioni per definirsi bravi, perchè la calma è frutto di un controllo e di una mera gestione di sentimenti.
Non basta avere ottimi voti a scuola, se poi nella vita non sposi etica e morale.
La disonestà scava dentro senza che te ne accorgi. Corrode la dignità, la linfa vitale e anche se sei innocuo, in seguito diventerai un peso per chiunque ti affianca.

Un neo fastidioso che sporca l’ultimo candore rimasto.

Luce Argentea

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