Storie di Noi N.27

“Ti scrivo da questa stanza chiusa. Odora di antico, di sonni interrotti.
Tutto qui si è fermato. La memoria della vita ha smesso di rollare e i giorni si sono fusi con la notte.
Davanti a me c’è lo specchio di nonna Isabel. Quello in radica che ti piaceva tanto.
Dicevi che la bellezza era un dono di Dio. Fresca e breve come un’alba.
Bisogna curarla per vederla fiorire. Ma non è lo specchio che la intrappola, bensì l’amore che si prova verso l’immagine che guardi.
Io in questo specchio mi rifletto, mi amo ma poi mi odio. Perchè vorrei vedere te al posto del mio viso. Sentirti salire le scale di fretta e baciarmi di nascosto, come facevi sempre… “

A casa dei miei non c’era modo di viversi. Papà era figlio di un militare, abituato a reprimere sentimenti e a imporlo a sua volta. Per lui esisteva solo il rigore, la disciplina e avviava processi se usurpavi il suo terreno.
Sindacava tizio Caio e Sempronio, convinto che il rispetto si conquistasse con la burberia. Ma invecchiando, la sua cocciuttagine divenne tolleranza e l’ostinazione docilità.
Mamma invece si asteneva da giudizi. Preferiva non vedere e non sentire. Temeva quel vocione dittatore. E lui lo sapeva bene.
A cena mangiava con la testa china e di rado terminava il piatto.
L’inappetenza l’aveva ridotta come una larva e prima di morire mi confessò tutti gli abusi subiti.

Mentre penso a tutto il male che ci ha fatto, cerco di continuare la lettera.
Ho la mente che corre disperata. La sedia dura come i sensi di colpa e un foglio che non so riempire.
Mi sforzo a immaginare un futuro migliore, una conclusione felice. Ma le parole non mi vengono. Scrivo e scrivo, straccio e accartoccio.
Le pagine cadono per terra.
Recupero il loro bianco e ci riprovo di nuovo.

“Amore mio, penso a te come al furto più bello del mondo. Un amore rubato al fato o forse sbadatamente strappato per non restare sola.
Sei la meraviglia che parla alla paura e la speranza che tracima.
Con te non ho mai violato alcun principio, semmai sigillato ciò che le tue labbra mi hanno saputo regalare…”

Arresa dalla sfiducia e fredda come il marmo su cui cammino, mi asciugo le lacrime e metto i capelli dietro le spalle.

” Ricordarti mi fa male. Non poterti più amare, ancora di più. Spero tu possa perdonarmi, un giorno. Ho dato voce alla codardia, dimenticandomi tutto il bene che ci siamo voluti…”

Storie di Noi by Luce Argentea

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