Anatomia Imperfetta

” Ciò che gli occhi sanno catturare, per la scienza è un mistero ancora irrisolto. La vista umana, non ha una mira precisa, ne scatti millimetrici. L’occhio non coglie oggetti piccoli se quest’ultimi sono posti a metri di distanza, ma fotografa sequenze di azioni, catturandone i fotoni. Reagisce alla luce attraverso la miosi ( restringimento pupillare), ma è impotente al buio, in quanto non riesce ad attivare la modalità “notte”. È un organo ipersensibile, esso infatti stimola la sacca lacrimale per difesa, quando un corpo estraneo penetra la sua area. È umido, grazie alla presenza di uno speciale liquido chiamato UMOR VITREO. Le palpebre e le ciglia fungono da barriera protettiva in caso di attacchi esterni, come batteri e ogni tipo di allergene.
L’occhio umano sa cogliere colori, forme, ombre e tridimensionalità ma malgrado questo, non riesce a vedere tutto. Ed ecco che qui qualcosa non mi torna.

Una delle tante domande che proprio ieri mi ponevo è come sia possibile che una macchina fotografica digitale, progettata dall’uomo stesso, abbia superato la nostra anatomia? In effetti, la fotografia sa immortalare il granello di polvere, il capello che cade, il filo d’erba schiacciato da un sasso, o l’ape che smuove il polline. In pratica è in grado di imprimere su carta tutto ciò che ai nostri occhi non era visibile. Probabilmente non siamo così sofisticati come credevamo, in quanto ogni battito di ciglia, avviene in maniera cadenzata ma irregolare, e non tra un micro secondo e l’altro. Basti pensare a quante volte veniamo colti alla sprovvista mentre il flash della fotocamera ci inquadra. Parecchie volte siamo convinti di aver tenuto gli occhi aperti nell’istante prima dello scatto, per poi scoprire di averli chiusi, e il risultato non è dei migliori. Tante facce stanche e assonnate, quando invece eravamo pieni di entusiasmo. Questo perchè una macchina fotografica è capace di effettuare dieci fermo immagine al secondo, mentre noi solamente uno. Ma non è solo questo marchingegno ad avere la meglio su di noi.

Un Android o Smartphone, rallenta e accelera un filmato e stoppa un momento senza progredire. Ha in dotazione una serie di optional come il rallenty e molti altri, mentre gli umani vivono tutto senza possibilità di stasi, asoggettati ad un tempo che scorre. Per non parlare del cannocchiale che sa mettere a fuoco panorami distanti chilometri, oppure un microscopio, che ingrandisce l’immagine di cellule, molecole e atomi. Potrei continuare all’infinito, ma il fulcro del problema è l’imprecisione anatomica che ci appartiene.

Ma allora quanto siamo d’avanguardia noi umani? Quanto dovremmo imparare dall’impeccabilità tecnologica e dalla sua sincerità? Dico sincerità, perchè forse ciò che ci vieta di vedere tutto è la presenza di una coscienza e la paralisi del terzo occhio ( ghiandola pineale ) situata nell’area frontale del cervello. Alcuni studi rilevano una sorta di “incrostazione” sulla superficie della ghiandola, che causerebbe una pseudo cecità. Questo spiegherebbe molte cose. Per esempio le energie luminose intrappolate nei rullini, e che una volta sviluppati divengono visibili sopra le fotografie. È capitato a molte famiglie di aver ritracciato volti e sagome di persone scomparse. Figli o parenti morti, rimanevano intrappolati dentro l’immagine comparendo così al loro fianco. Tutti fenomeni difficilmente spiegabili, e paradossalmente sfuggenti alla nostra vista.

E degli animali invece che potremmo dire? Che tipo di mondo colgono loro a differenza nostra? Un rapace, che visiona città ad altitudini elevate, in modalità drone. Si muove veloce ma vede quanto un satellite.
E noi, siamo talmente superbi che ci dimentichiamo di quanto siamo piccoli. L’uomo non regge la tecnologia e non può competere nemmeno con la natura. Vogliamo sempre emulare Dio, quando alla fine siamo ciechi come talpe.

Gli esseri umani, sono solo in grado di registrare momenti devastanti e immense follie. Ma tutto ciò che la mente archivia, la vista resetta. Registriamo immagini catturate in quei pochi minuti per poi appiattirne ogni reazione, vibrazione e la vera realtà che ci gira intorno.”

Luce Argentea

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